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L'accertamento analitico-induttivo per impiego di manodopera irregolare

Scritto da Livio Gucciardo • gen 2020

Sintesi

Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, è legittimo l’accertamento analitico-induttivo del reddito d’impresa, ai sensi dall’art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. n. 600/1973, anche in presenza di una presunzione semplice, purché grave e precisa, come quella costituita dall’impiego di lavoratori irregolari. È dunque principio assodato che l’utilizzo di lavoratori irregolari rappresenti un fatto noto da cui desumere una maggiore redditività dell'impresa e non semplicemente maggiori costi per retribuzioni. Questa proposizione non si fonda tanto sull’assunto che l’impiego irregolare di dipendenti sia la causa dei maggiori introiti, quanto, piuttosto, che ne sia l’effetto. La possibilità per l’impresa di remunerare “in nero” la manodopera irregolare attesta, infatti, la capacità di questa di generare, altrettanto “in nero”, un ammontare di ricavi in misura esponenziale rispetto al fabbisogno per il costo non appostato nelle scritture contabili, perché per l’impresa la spesa per personale è finalizzata ad essere remunerata in termini di conseguimento dei ricavi.

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