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Fair taxation in the Sharing Economy (seconda parte)

Scritto da Emanuela Di Rauso • mar 2022

Sintesi

Negli ultimi decenni l’economia ha subito una trasformazione a livello globale: Internet e le nuove tecnologie hanno contribuito al fenomeno della digitalizzazione delle imprese tradizionali nonché all’emersione di nuovi modelli di business. Ciò ha avuto un forte impatto non soltanto sul modo di svolgere l’attività di impresa ma é anche “di riflesso” sulla disciplina fiscale del reddito d’impresa. Per comprendere le cause che stanno portando a ripensare le regole che disciplinano la tassazione dei redditi transnazionali, è necessario fare un passo indietro ed analizzare le caratteristiche peculiari della digital economy che la differenziano dai modelli tradizionali d’impresa. L’avvento di Internet e il rapido sviluppo delle tecnologie digitali hanno rappresentato i fattori di sviluppo dell’Economia mondiale.

L’economia digitale è connotata da un alto tasso di mobilità dei profitti e flessibilità, così come emerge altresì dall’analisi dei modelli di business in cui si estrinseca. Proprio in virtù delle caratteristiche peculiari che la contraddistinguono, gli strumenti negoziali tipici della digital economy mal si prestano a rientrare nelle categorie civilistiche “tradizionali”, con conseguenze com’è ovvio anche sul piano fiscale, esasperando i fenomeni di erosione della base imponibile e della diversione dei profitti. Fiscalmente si ha difficoltà sia di determinare il quantum da assoggettare a tassazione sia di individuare il Paese cui spetta l’esercizio del potere impositivo. Le regole che disciplinano la tassazione dei redditi transnazionali poggiano su due principi fondamentali: Il world-wide taxation principle e il source-based taxation principle. Per eliminare i fenomeni di doppia imposizione che potrebbero derivare dalla combinazione dei principi anzidetti, ciascuno Stato attraverso la stipula di accordi con altri Paesi e l’adozione di norme fiscali interne prevede l’esenzione dei redditi di fonte estera ovvero il riconoscimento di un credito d’imposta per le imposte assolte all’estero. Si tratta di un sistema di imposizione “personale”, che fa prevalere la potestà impositiva dello Stato di residenza del contribuente su quella dello Stato della fonte del reddito; allo Stato estero dove è localizzata la fonte del reddito dell’impresa multinazionale, infatti, è riconosciuta una potestà impositiva limitata al reddito attribuibile alla fonte.

Come è intuibile, la realtà economica attuale non corrisponde più al modello a cui si ispira il Modello OCSE di convenzione contro le doppie imposizioni: l’impianto normativo sull’allocazione delle basi imponibili è inadatto a tassare i redditi prodotti dalle digital companies nel Paese della fonte, qualora manchi un collegamento “fisico” con il territorio di tale Paese che ne giustifichi la pretesa impositiva.


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