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Note a margine della sentenza Cass. pen. Sez. II, 24 giugno 2019, n. 27848: riciclaggio e illecito tributario

Scritto da Alessandra Russo • gen 2020

Sintesi

Il presente lavoro trae spunto dalla sentenza Cass. pen. sez. II, 24 giugno 2019, n. 27848 (udienza del 14 marzo 2019) nella quale la Suprema Corte, a partire dallo spinoso tema della configurabilità del delitto di riciclaggio nel caso in cui il c.d. reato presupposto sia un delitto fiscale, giunge a considerare non necessario che la consapevolezza della provenienza illecita del denaro o del bene oggetto del laundry riguardi tutte le circostanze di tempo, di modo e di luogo del reato presupposto. Secondo la Corte, infatti, la prova dell’elemento soggettivo del reato si potrebbe ricavare anche da elementi indiretti, logicamente coordinati al fine di dissimulare la “ripulitura” dell’illecito risparmio d’imposta ottenuto a seguito del reato fiscale. Il delitto di riciclaggio, così come quello di autoriciclaggio, inoltre, se commesso nell’interesse o a vantaggio di un ente, costituisce presupposto per la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche ai sensi dell’art. 25-octies del D.Lgs. n. 231/2001.

Muovendo da tali premesse, si intende prendere in esame la condotta di una società, Alfa, legata da un rapporto contrattuale al gruppo di società Beta, e tentare di capire se sia possibile ritenere configurato il delitto di riciclaggio sulla base di elementi indiretti dai quali desumere la consapevolezza dell’origine illecita del denaro.

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